FAQ

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Domande e risposte sul mondo di Save the Dogs and other animals

La Fondazione

I collaboratori di Save the Dogs sono tutti volontari?

Save the Dogs crede che il non-profit, per crescere e avere un impatto significativo sul mondo, abbia bisogno di figure professionali qualificate: medici veterinari, infermieri, educatori cinofili, fundraiser, amministratori. I volontari sono preziosi, ma nel nostro caso affiancano uno staff strutturato, che garantisce continuità e professionalità.

Save the Dogs si oppone a tutte le strategie di contrasto al randagismo basate sull’eliminazione degli animali. L’eutanasia rimane uno strumento necessario di fronte a malattie incurabili, lesioni gravissime o disturbi comportamentali non trattabili, che costringono gli animali ad una vita di sofferenza psicologica estrema. In nessun caso l’eutanasia va utilizzata per gestire il sovraffollamento di un rifugio, e non viene mai presa in considerazione per un animale sano dal punto di vista psicofisico. Nella struttura della Fondazione in Romania transitano circa 2.000 casi all’anno tra ospiti fissi e pazienti delle cliniche: garantire a ciascuno una buona qualità di vita è una responsabilità che ci assumiamo pienamente, sempre tenendo conto delle risorse disponibili, che per definizione non sono illimitate.

Entrate e uscite, in Italia e in Romania, sono registrate contabilmente e depositate presso i Ministeri competenti, così come da due Revisori dei Conti indipendenti. Save the Dogs Italia è iscritta inoltre alla piattaforma Italia Non Profit, piattaforma che offre ulteriori strumenti per valutare la nostra organizzazione in modo oggettivo. I bilanci sono pubblici e consultabili e scaricabili nella sezione Trasparenza del sito. Abbiamo anche redatto un vademecum per il donatore consapevole, con le domande giuste da porsi prima di sostenere qualsiasi organizzazione non-profit.

Sì, se fai una donazione in Italia puoi dedurla o detrarla secondo la normativa vigente sulle ETS. Se risiedi all’estero, verifica la legislazione del tuo paese di residenza.

Per chi risiede in UK, Germania e Svizzera, è possibile ricevere i benefici fiscali sulle proprie donazioni rivolgendosi alle Fondazioni del Transnational Giving Europe di questi paesi. Per i dettagli sulla deducibilità e detraibilità puoi consultare la pagina dedicata sul sito.

Ci sono molti modi concreti per sostenere il lavoro della Fondazione. Puoi raccogliere e inviare alla sede di Milano materiale utile per i nostri progetti, distribuire i nostri salvadanai, condividere i nostri contenuti sui social, o chiedere materiale informativo da distribuire a veterinari e negozi di animali. Se hai un reddito o una pensione, puoi destinarci il 5×1000 dell’IRPEF senza alcun costo aggiuntivo e segnalarci al tuo commercialista di fiducia.

Romania

Come mai Save the Dogs ha scelto di operare in Romania?

Nel 2001 la fondatrice Sara Turetta si recò in Romania per portare aiuti sul posto. Quello che vide, cani sofferenti e morenti per le strade e strutture pubbliche che li abbattevano al quattordicesimo giorno di permanenza, la portò a trasferirsi lì e a fondare un’organizzazione dedicata a quella drammatica realtà. La Romania presenta ancora oggi una delle situazioni più gravi d’Europa per quanto riguarda randagismo e maltrattamento degli animali.

Il fenomeno è legato alla povertà e alla cultura rurale, fattori comuni a molti paesi dell’Est e del Sud dell’ Europa. In Romania esistono però precise cause storiche che hanno fatto esplodere il randagismo negli anni ’80 del secondo scorso. Negli anni Ottanta il dittatore Ceaușescu ordinò l’urbanizzazione forzata della popolazione rurale: furono costruiti grandi condomini nelle città e abbattute le case con cortile, dove quasi sempre viveva un cane da guardia. Migliaia di animali furono abbandonati a se stessi. La mancanza di interventi di controllo delle nascite e i rivolgimenti politici del 1989 hanno lasciato che per vent’anni i cani si riproducessero in modo incontrollato, normalizzando la presenza dei randagi nelle città, oltre che nelle campagne.

Nei canili pubblici gli animali vengono ancora oggi uccisi con metodi non verificabili dalle associazioni. Solo Bucarest e poche altre città hanno sospeso gli abbattimenti, trovandosi comunque In grande difficoltà gestire numeri enormi di ingresso nelle strutture. Non esistono censimenti ufficiali sul numero di cani randagi, ma si stima che siano tra i 600.000 e il milione di individui. La situazione più drammatica si trova nel Sud è nell’Est del Paese. Segnali incoraggianti sono la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sui diritti degli animali e la nascita della Polizia degli Animali in ogni Provincia, oltre che la crescente professionalizzazione di alcune realtà associative locali.

Dal 2013 vige l’obbligo per i proprietari di sterilizzare il proprio cane se privo di pedigree, ma la mancanza “enforcement” da parte delle autorità rende il provvedimento scarsamente applicato.

In Romania le adozioni locali sono quasi inesistenti e il numero di animali nei rifugi e per strada è elevatissimo. La legge del 2013 vieta inoltre di reimmettere in strada i cani sterilizzati e vaccinati. L’unica alternativa alle adozioni internazionali sarebbe l’eutanasia, che Save the Dogs rifiuta categoricamente.

Gli animali che partono lasciano spazio ad altro bisognosi di accoglienza.

Per Italia, Svizzera e Germania il trasporto avviene via terra. Per le adozioni in Svezia si alterna il trasporto via terra a quello via aerea. Ma sempre nel pieno rispetto della legislazione europea vigente.

Save the Dogs lavora esclusivamente con associazioni di fiducia, con cui esistono rapporti consolidati e contratti scritti che definiscono diritti e doveri di ciascuna parte. La Fondazione ha accesso ai nominativi degli adottanti in tutti i paesi, mentre i controlli post affido sono garantiti dai partner locali. Lo staff incontra regolarmente alcuni dei cani adottati durante i raduni organizzati dalle associazioni con cui collaboriamo e spesso siamo in contatto con le famiglie stesse.

Italia

Perché Save the Dogs ha deciso di operare anche in Italia?

Alcune aree del paese, in particolare nel Sud, presentano una situazione di randagismo grave e strutturale. Da anni i sostenitori della Fondazione chiedevano interventi diretti sul territorio italiano, incentrati sul controllo delle nascite. Abbiamo risposto costruendo un modello basato sulla collaborazione con realtà locali.

Perché il tessuto associativo del meridione è meno strutturato di quello del Nord e valorizzarlo è parte integrante del nostro approccio. Solo attraverso una collaborazione seria e continuativa tra realtà del Nord e del Sud è possibile incidere sulla situazione degli animali abbandonati. Siamo convinti che trasferire cani al Nord per farli adottare non risolva il problema alla radice: servono interventi di prevenzione, in primo luogo il controllo delle nascite e il potenziamento dell’anagrafe canina, spesso ignorata.

Perché fare rete è l’unico modo per costruire risultati duraturi. Lavorare in sinergia con le autorità locali significa rendere le buone pratiche dei nostri progetti un patrimonio condiviso, capace di generare effetti nel tempo e di diventare “sistema”. Sappiamo che questo approccio non è praticabile ovunque, ma dove lo è, lo perseguiamo con convinzione.

Progetto Amici di Strada

Cosa fa Save the Dogs per le persone senza fissa dimora che vivono con animali?

Operiamo a Milano in collaborazione con il Comune e con varie organizzazioni umanitarie. Forniamo supporto veterinario di base, sterilizzazioni, cibo, sacchi a pelo, guinzagli, museruole, cappottini e ciotole. Sosteniamo anche un certo numero di famiglie fragili che rischiano di non potersi prendere cura del proprio cane o gatto a causa di gravi difficoltà economiche.

Non aiutiamo chi sfrutta gli animali per il racket delle elemosine.

Non siamo guardie zoofile né un servizio di pronto intervento.

Chiama subito il 112 o la Centrale operativa della Polizia Locale di Milano al numero 02.02.08. Puoi anche segnalare situazioni di degrado o presunto maltrattamento all’Ufficio Tutela Animali del Comune di Milano scrivendo a m.ufficiotutelaanimali@comune.milano.it oppure alla PEC tutela.animali@pec.comune.milano.it.

La grande maggioranza delle persone che vivono in strada ha un legame affettivo reale con i propri animali e non li usa per raccogliere elemosine. Alcuni di questi cani hanno una qualità di vita migliore di altri che invece trascorrono le giornate soli in appartamento o su un balcone. Il progetto non incentiva in nessun modo la detenzione di animali in strada: il sostegno che offriamo è sempre e solo orientato al benessere dell’animale e alla tutela della relazione con il suo compagno umano.

Approfondimenti tecnici

Come si imposta un progetto efficace di gestione del randagismo canino?

Lo strumento più completo è la guida dell’ICAM (International Companion Animal Management, www.icam-coalition.org), disponibile in più lingue. World Animal Protection ha pubblicato nel 2015 un case study sul progetto di Save the Dogs a Cernavoda, presentandolo come esempio virtuoso di gestione integrata del randagismo endemico.

Anche in questo caso il riferimento principale è la guida ICAM dedicata alla gestione della popolazione felina, che offre indicazioni metodologiche dettagliate. Molte risorse preziose si trovano sul sito dell’organizzazione Britannica International Cat Care (https://icătcare.org).

Gestire un canile è un’attività complessa e costosa. Prima di procedere, è utile fare un’analisi razionale della situazione locale: il canile risolverà davvero un problema per i randagi della tua zona, o risponde principalmente a un bisogno personale? Un business plan è il punto di partenza indispensabile. Alcuni consigli pratici sono disponibili nella guida della RSPCA (in inglese).

Senza un piano economico ben definito si rischia di andare incontro a situazioni drammatiche, per se stessi è per gli animali.

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